
Contro ogni previsione, lo shitposting ha “fatto il salto” ed è diventato maggioritario. Che impatto avrà sulla massa? Che cosa verrà dopo?
La vita riserva spesso sorprese. Se cinque anni fa mi avessero detto che la febbre dello shitposting avrebbe contagiato tutti, non ci avrei mai creduto. E invece eccoci qua: dopo già mesi in cui i profili social di diverse realtà commerciali affermate (RyanAir in primis) si sono riempiti di contenuti a base di brainrot che hanno riscosso un successo strabiliante, aprile è stato il mese in cui, passo dopo passo, si è definitivamente affermata la wave degli animali brainrot italiani, che ci ha anche riempiti di sano orgoglio patriottico.
Brain rot e shitposting: cambia la forma, non la sostanza
È importante sottolineare che questo tanto chiacchierato brainrot, che è stato addirittura definito “parola dell’anno 2024” dall’Oxford Dictionary, per me altro non è che una nuova “sfumatura” dello shitposting: cambia la forma, ma non la sostanza. Il cambiamento della forma, poi, è una conseguenza naturale dell’evolversi – e della diffusione – degli strumenti tecnologici a disposizione di chiunque abbia l’ispirazione per creare un contenuto: per montare un video ormai basta un cellulare, anche se io personalmente sono “della vecchia scuola” e nulla batte il mettersi al computer e fare tutto con mouse e tastiera, e proprio perché vengo dalla “vecchia scuola di YouTube”, quella delle YTP dei primi anni 2010, uso ancora Vegas e non riesco a staccarmene, conoscendone ormai pregi, difetti, trucchi e workaround.
Gli animali brainrot italiani diventano virali
Ritornando al discorso del brainrot, ormai tutti – TUTTI – conoscono lo squalo Trallallero Trallalà, l’elefante Lirilì Larilà, il coccodrillo Bombardiro Crocodilo e tutti questi nuovi personaggi: da settimane è impossibile aprire i social senza trovare almeno un contenuto che si riferisca a loro.
La mia preferenza, puramente soggettiva, va all’elefante Lirilì Larilà: l’elefante è un animale maestoso, trovo curiosa sia la sua pelle fatta di cactus che i sandali che porta alle zampe anteriori e la descrizione è un delirio crescente che dalla menzione di zio Ramòn in poi diventa proprio esponenziale.

Lirilì Larilà: uno degli animali brainrot più iconici
Lirilí Larilà, elefante nel deserto che cammina qua e là. Con la sua conchiglia e un orologio che fa tic tac, le spine del cactus mi fanno un attacco flashback. Arriva zio Ramon su una mongolfiera blu, gridando: “Ma che fai lì? Ti piace pure il WiFi, tu?”. Io rispondo senza fiato: “cerco solo di capire perché un cactus con sandali si possa anche vestire!”
Quando il brain rot diventa mainstream
Il 16 aprile i TheJackal hanno pubblicato un video in cui simulano un possibile esame universitario di storia dell’arte ambientato nel 2050 in cui le domande vertono proprio sugli animali brainrot: qualitativamente non ho nulla da ridire sui TheJackal, anzi, ma proprio per il loro essere comici ormai mainstream – hanno attualmente 2.2 milioni di follower su Instagram e hanno partecipato più volte a programmi televisivi di prima fascia, fino a “condizionare” il Festival di Sanremo 2018 col loro tormentone nonsense “Gnigni” – quando ho visto il video ho proprio pensato: “Wow, qui abbiamo ufficialmente fatto il salto di qualità”.
Il giorno dopo anche i canali social di Striscia La Notizia hanno cavalcato la wave, proponendo un reel di Michelle Hunziker e Gerry Scotti che ballano un remix dei nomi degli animali sulle note di “Let’s Get It Started” dei Black Eyed Peas: insomma, quello del brainrot ormai è ufficialmente un carro su cui sono saltate anche pagine normie e realtà “distanti” dalla parte di social che campa di shitposting.

Il problema dell’enshittification dei contenuti online
Quindi, come detto, il salto ormai è stato fatto: siamo entrati nella stanza dei bottoni e controlliamo ufficialmente i cervelli, e ripeto, è una cosa su cui fino a neanche troppo tempo fa non avrei scommesso un euro. Ma ora?
Un’altra “parola dell’anno 2024” è stata enshittification, cioè il processo per cui si rivela una tendenza generale delle cose a peggiorare (o, rispecchiando il significato letterale della parola in inglese, ad “andare in merda”). Devo dire che mi chiedo quale impatto avrà a lungo andare sulla massa questo imperversare di contenuti comunque di basso livello, e non prevedo che sarà buono.
Il ciclo delle wave dei meme su internet
Il troppo stroppia, e anche questa prolungata esposizione di solito stufa e rende i personaggi antipatici, o almeno questo è quello che è successo nei precedenti analoghi, ultimo in ordine di tempo direi il Chill Guy: non mi ha mai “preso” fin dall’inizio e, dopo essermelo trovato sulla home o nelle storie di Instagram tipo 450 mila volte, mi dava proprio la nausea e ringrazio che sia finito nell’oblio.
Non so se questo succederà anche con gli animali brainrot: ormai vale tutto, e se nel caso di Chill Guy ero in buona compagnia a detestarlo, il fatto che TUTTI siano presi da questa febbre mi fa pensare che ci vorrà un bel po’ di tempo prima che l’effetto inizi a scemare.
Cosa verrà dopo il brain rot?
Visto poi che questa wave ha già smentito una convinzione che mi portavo dietro da anni (cioè, ripeto, il fatto che gli shitposter sarebbero sempre stati dei menscevichi), non vedo perché non dovrebbe smentirne altre: ormai vale tutto.
Oltre agli effetti che la diffusione estrema di questi contenuti avrà, mi chiedo veramente cosa verrà dopo: adesso questa wave va per la maggiore, ma finora è sempre successo che dopo un po’ di tempo (mesi, a volte anche anni come nel caso dei Rage Comics, ma comunque non troppi) emergesse una nuova wave che facesse praticamente dimenticare nel giro di poco tempo quella precedente.
Il futuro della cultura dei meme
Una volta esauritisi l’entusiasmo della novità e la “spinta” data dalla viralità, il popolo di internet passa inesorabilmente al nuovo fenomeno del momento.
O almeno, poi soprattutto gli appassionati come me non dimenticano nulla (io la cultura di internet dei primi anni 2010 me la porto nel cuore), ma a livello di tendenze questo processo ha calato la sua inesorabile ascia su tutti i fenomeni che andavano per la maggiore come in questo periodo stanno facendo gli animali brainrot italiani creati con l’AI – e sempre con l’AI commentati tramite text-to-speech, facendo leggere a un modello descrizioni spesso tradotte dall’AI: ormai è tutto a trazione EI-AI.
Ma la domanda con cui si può concludere oggi è: e se tra le mille convinzioni mandate in pezzi da questa nuova incredibile wave ci fosse anche questa? E se tra i mille miracoli che ha già fatto ci fosse il fermare o l’ingannare lo Spirito del Tempo e dei Meme (una specie di Zeitgeist hegeliano)? Lo scopriremo solo vivendo.
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